Appunti | Parlare come una signorina
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Mi sono spesso domandato se l’uso di parole troppo letterarie o formali non rischi di creare distanza. Eppure solo con gli amici conosciuti in rete oso parlare in modo un po’ più sfrenato. Di solito ricevo risposte dello stesso tenore, ma le considero una prova della nostra confidenza. Nella vita reale, invece, non sono particolarmente eloquente. Non sapendo avviare una conversazione o proporre un’attività, finisco per apparire impacciato e resto quasi sempre in silenzio, occupandomi delle mie cose.
Forse, dopo tanto tempo trascorso ad agire da solo, molti comportamenti che nella società dovrebbero venire spontanei assumono in me una forma goffa. Talvolta compio gesti che agli altri potrebbero sembrare strani, e questo mi angustia molto.
In passato sono rimasto troppo poco esposto agli altri nei contesti sociali, e ho anche evitato attivamente di entrarvi. La società, tuttavia, è indispensabile per chiunque viva in un mondo fondato sulla collaborazione. Sebbene Ojōsama Kotoba Sokushū Kōza sia rivolto alla comunicazione in giapponese, le idee e il metodo che contiene sono, a grandi linee, validi anche altrove. Non ho neppure bisogno di spingermi fino a usare forme onorifiche in ogni frase. Vorrei quindi riordinare il contenuto del libro e allenarmi in modo consapevole.
La lingua non è soltanto uno strumento per esprimersi: è anche il prolungamento esteriore del proprio carattere. Cambiando il mio modo di parlare e, in seguito, il comportamento, i gesti e le espressioni, forse potrò migliorare anche il carattere e il portamento.
1. Alcuni fondamenti
Espressioni troppo disinvolte, equivalenti a “grazie, eh”, “scusa” o “colpa mia”, andrebbero abbandonate. Possono rendere vaga la responsabilità e sembrare sbrigative, senza trasmettere un’autentica gratitudine o un vero dispiacere. Sarebbe quindi meglio sostituirle con parole più chiare e meditate.
Durante una conversazione dovrei parlare un poco più lentamente e con un volume ben distinto: basta rallentare del dieci o venti per cento, mentre la voce dovrebbe permettere a chi è vicino di sentire senza sforzo. In questo modo l’interlocutore riesce a concentrarsi e anch’io posso controllarmi, evitando che l’emozione mi spinga a pronunciare parole precipitose o sgarbate.
Nasce naturalmente un’altra preoccupazione: che cosa fare se l’interlocutore è maleducato? La maggior parte delle persone tiene comunque alla propria dignità. Quando una delle due parti si mostra cortese, è meno probabile che l’altra risponda in modo apertamente brutale. Se spesso mi sembra che molte persone siano fredde o prive di educazione, forse dipende anche dal fatto che io stesso le ho trattate in quel modo.
2. Le omissioni da evitare
Il libro sconsiglia le espressioni di moda, ossia quelli che in rete circolano come meme: farebbero apparire una signorina frivola. Anche le frasi dovrebbero essere formulate con chiarezza e, per quanto possibile, senza omissioni. Se proprio occorre abbreviare, è meglio tagliare in modo netto, senza lasciare la frase a metà.
Personalmente, credo che un po’ di gergo interno o qualche parola in codice condivisa da un piccolo gruppo possa ancora avere il proprio posto. Quando due persone custodiscono un piccolo segreto comune, la loro relazione sembra farsi più vicina.
Si possono scegliere parole che rendano più elegante una frase, ma non termini tanto oscuri da lasciare l’altro disorientato—come “matrice”, “leva” o “grande Altro”—né formule artificiose e arcaiche equivalenti a “il vostro venerabile padre” o “consumare il pasto”. Lo scopo è esprimersi in modo limpido e pulito. Per esempio, “voglio prendermi qualcosa da mangiare” può diventare “vorrei prima mangiare qualcosa”; “oggi hai una brutta cera” può diventare “oggi non mi sembri del tutto in forma”.
3. Sul lessico
Le espressioni antiquate o ricercate non dovrebbero essere pronunciate, nelle situazioni ordinarie, con un tono vistosamente affettato.
3.1 Espressioni quotidiane
Saluti
- Salve / Buongiorno / Buon pomeriggio / Buonasera
- Come sta ultimamente?
- La ringrazio di cuore per la sua consueta gentilezza.
- Permesso. (entrando)
Congedarsi
Mi scusi, ora devo andare.
Scuse
Mi dispiace davvero.
Ringraziamenti
- La ringrazio molto.
- Grazie per il disturbo che si è preso.
Richieste
- Per favore / Mi permetta di disturbarla.
- Potrebbe aiutarmi?
- Mi scusi, posso chiederle…?
Esprimere accordo
- Ho capito.
- Lo penso anch’io.
Esprimere un rifiuto
- Capisco, è davvero una questione difficile.
- Ci penserò con attenzione.
- Forse non fa per me.
3.2 Parole di elogio
Abbigliamento e aspetto
- Oggi è vestito davvero bene.
- Anche l’abbinamento dei colori è eccellente.
- Quell’abito le dona molto.
- Oggi ha proprio un bell’aspetto.
- Ha un portamento davvero elegante.
4. Reagire agli imprevisti
Quando accade qualcosa di improvviso, inatteso e imbarazzante, non dovrei lasciare che il corpo reagisca immediatamente. Raramente è una questione di vita o di morte, e muoversi troppo in fretta mi farebbe soltanto apparire goffo. È meglio fermarsi per qualche secondo, affrontare la situazione con un sorriso e poi aggiungere una frase come “Mi scusi davvero” o “Mi dispiace averle causato disturbo”.
Quando non so come rispondere, posso sorridere e dire: “Capisco”. Potrei sembrare non particolarmente brillante, ma rimane comunque un buon modo per affrontare il momento.
5. Elogio e dissenso
Non bisognerebbe essere avari di elogi e complimenti, evitando però parole brutalmente dirette, sarcastiche o pungenti. La vera buona educazione non serve a innalzare la propria posizione, ma a far sentire rispettato l’altro. Cercare di apparire dignitosi calpestando qualcuno conduce, alla fine, soltanto allo scontro.