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Viaggio | Dentro la Grotta di Zhijin

Pubblicato il 2026-07-15 Viaggio 

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Il secondo giorno dell’ultimo mese d’estate sono partito da Guiyang verso ovest, diretto a Qianxi. Il viaggio è durato poco più di un’ora. Da lì ho proseguito lungo tortuose strade di montagna per un’altra ora, fino a Zhijin. Il Guizhou è ricco di montagne e valli, e le strade si avvolgono su se stesse: luoghi vicini sulla carta possono richiedere molto tempo per essere raggiunti.

Arrivato a Zhijin, ho preso un mezzo fino ai piedi della montagna, camminato per poco più di cento passi e cambiato nuovamente veicolo per raggiungere il fianco del monte e l’ingresso della grotta. L’apertura era ampia, i visitatori numerosissimi e il rumore continuo. Prima ancora di entrare, l’aria fredda raggiungeva il corpo. Benché la grotta si trovi fra i monti, le voci si mescolavano senza sosta: non era più un luogo appartato.

Nel passaggio interno, le pareti erano umide e il freddo cresceva. Il sentiero si addentrava tortuoso nell’oscurità, verso un altro mondo nascosto. Dopo alcune decine di passi lo spazio si è aperto all’improvviso; alzando lo sguardo, mi pareva di trovarmi in una sala smisurata. Ho pensato ai paradisi cavernosi e alle terre benedette del taoismo, diversi da ogni paesaggio ordinario.

La luce esterna era ormai scomparsa. Rocce bizzarre si levavano nella penombra. Colonne di pietra salivano come torri; altre forme pendevano come campane e tamburi. Erano troppo numerose per essere descritte. Grandi massi giacevano di traverso, dalle forme strane, e dopo milioni di anni di acqua contro pietra conservavano ancora i segni della scultura della natura.

Le stalattiti scendevano dalla volta, accumulate nei secoli come tende di giada. Le stalagmiti crescevano dal suolo in file irregolari, tracce lasciate dagli antichi mari e dalle trasformazioni della terra. Solo guardando la loro altezza e l’ampiezza dello spazio si comprendeva che un mondo tanto vasto era nascosto nel ventre della montagna.

La grotta si estende per diversi li, gira e ritorna su se stessa, e attraversarla somiglia a scalare un monte. I visitatori avanzavano senza interruzione, uno dietro l’altro. Fermarsi a osservare era quasi impossibile. Appena iniziavo a esaminare una meraviglia, il flusso delle persone mi trascinava oltre. Ne vedevo la grandezza, ma con il rimpianto di chi guarda i fiori dal dorso di un cavallo.

Le luci interne erano soprattutto azzurre e rosse. Rendevano le rocce più fantastiche, ma ne sottraevano il carattere naturale: molto spettacolo, poca sobrietà. Ai miei occhi sembravano l’illusione di un oltretomba e oscuravano la bellezza originaria della pietra. Una luce tenue, capace di lasciare emergere i colori propri della roccia, sarebbe forse stata più vicina all’intenzione della natura.

Il percorso è terminato solo dopo due ore e mezza. Uscendo e voltandomi indietro, ho visto sulle montagne la stessa vegetazione di prima, ma mi sentivo come se avessi attraversato un’altra vita. Una sola grotta separava due regni. Il mondo è immenso e la natura nasconde le proprie meraviglie nei luoghi più oscuri. Senza entrarvi di persona, non si può conoscere la profondità dei monti del Guizhou, né l’ingegno del mondo naturale.

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