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Settembre si avvicina alla metà, e finalmente la scuola è ricominciata.
Le giornate monotone e ripetitive delle vacanze estive sono passate in fretta. Le giornate noiose e oppressive della scuola passano insieme in fretta e con dolore. Il mio istituto comprende tutto, dall’infanzia alla secondaria. Anche se ho frequentato soltanto la parte secondaria, è stato comunque un periodo lunghissimo: otto anni in tutto. Ogni passaggio di classe non significa altro che spostarsi da un’aula all’altra, da un piano più basso a uno più alto. Nient’altro cambia.
Le lezioni sono uguali al passato. Il loro tema principale resta mantenere l’ordine e aspettare. Sembrano progettate per mettere alla prova la resistenza fisica degli studenti e abituarli a un futuro in cui un terzo del tempo verrà sprecato senza significato. I compagni cambiano; quasi non noto quando compare un volto nuovo. Gli insegnanti cambiano; una volta capiti i criteri con cui assegnano i voti, non occorre prestare loro molta attenzione. Seguo il ritmo stabilito negli anni, passo dopo passo lungo un percorso programmato, finché un giorno uscirò dalla scuola che ha richiesto otto anni per essere attraversata e incontrerò lo smarrimento che mi attende. È come un romanzo tedioso: dopo averne letto appena un terzo, gran parte della trama successiva è già prevedibile.
Non sono una persona socievole. Non ho un solo amico, né nella vita né in rete. Un tempo c’erano alcune persone con cui potevo parlare ogni tanto, ma senza accorgermi di come sia successo le ho dimenticate e i contatti si sono interrotti. Quando l’ambiente intorno a me diventa complicato, le informazioni rumorose arretrano automaticamente sullo sfondo e mi osservano con freddezza, in attesa di vedere cosa farò. Eppure sembro anche una persona sensibile. Dico “sembro” perché non ho osservato abbastanza nessun altro: il campione è troppo piccolo e la conclusione tratta troppo forte. Riesco a percepire quasi immediatamente l’ostilità altrui, mentre il pensiero non reagisce abbastanza in fretta.
Che vita vorrei vivere?