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Saggio | Riflessioni dopo NEEDY STREAMER OVERLOAD

Pubblicato il 2025-02-07 Saggio Videogiochi Riflessioni NEEDY STREAMER OVERLOAD 

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Questo articolo contiene anticipazioni sulla storia e sui finali di NEEDY STREAMER OVERLOAD.

Sono trascorse due settimane da quando ho completato il gioco, dopo avergli dedicato ottanta ore. La mia prima reazione è stata voler scrivere qualcosa, ma quando le dita hanno toccato la tastiera mi sono accorto che era passato tanto tempo dall’ultima volta che avevo scritto e non riuscivo più a esprimere con chiarezza ciò che pensavo. Anche l’italiano aveva iniziato a influenzare le mie frasi cinesi, rendendole lunghe e dalla forma insolita.

Per due settimane ho rimandato, corretto e ripreso questo articolo. Mi sembra ancora disordinato e impacciato, ma è la forma in cui riesco finalmente a concluderlo.

Diventare “P-chan”

Il gioco è NEEDY STREAMER OVERLOAD. All’avvio compare un desktop in pixel art modellato su Windows, accompagnato da una musica elettronica semplice e allegra.

La storia appartiene ad Ame-chan. A me viene assegnato il ruolo di Producer—“P-chan”, come mi chiama lei—con l’obiettivo di trasformarla, entro trenta giorni, in una streamer da un milione di follower.

Le regole sono immediate. Ogni giornata è divisa in mezzogiorno, sera e notte, e in ciascun momento posso assegnare ad Ame-chan un’attività. Le attività modificano tre valori essenziali—stress, affetto e oscurità mentale—che, insieme al numero di follower, determinano il finale.

Ogni scelta e ogni diretta lasciano una traccia non soltanto su Ame-chan, ma anche nei commenti pubblicati in seguito dai suoi spettatori.

All’inizio valutavo con prudenza ogni opzione. Cercavo di tenerla lontana dai percorsi peggiori e di trovare una strada diretta verso un lieto fine. Eppure, anche dopo aver raggiunto un milione di follower in trenta giorni, Ame-chan mi bloccò all’improvviso. Fu il mio primo finale negativo.

Perplesso, iniziai un’altra partita e cercai di evitare l’errore che potevo aver commesso. Dopo vari tentativi, tuttavia, il gioco normale continuava a condurre soltanto a finali che non mi soddisfacevano.

Infrangere la tazza di porcellana chiamata Ame-chan

Il gioco sembra possedere una certa malizia. Desidera che il giocatore compia le scelte capaci di frantumare lentamente e con delicatezza la tazza di porcellana chiamata Ame-chan, per poi osservare lo stesso recipiente rompersi ancora e ancora e raccogliere così nuovi finali.

Man mano che esaurivo le opzioni e sbloccavo altri esiti, il suo destino mi sembrava interamente determinato dai numeri. Non era più una persona affidata alle mie cure, ma un programma freddo che continuava a funzionare. Mi allontanai dal ruolo assegnato dal gioco e decisi di limitarmi a osservare.

Con il procedere della storia, Ame-chan parla talvolta del proprio passato.

È cresciuta nella povertà, mentre i genitori vivevano in continuo conflitto. Anche la scuola era un luogo cupo e spaventoso. Vittima di bullismo senza altra ragione che il proprio aspetto, alla fine abbandonò gli studi, lasciò la città natale e si trasferì da sola in una metropoli.

Il grigio dell’infanzia divenne il fondo del suo mondo interiore, lasciandola affamata d’affetto e dolorosamente sensibile. Il gioco ritorna spesso su questo punto. Chiede di continuo se P-chan la ami davvero, usa i messaggi sui social per rivelare indirettamente ciò che prova e vede diminuire nettamente lo stress grazie all’intimità. Ogni dettaglio mostra una profonda insicurezza nei legami affettivi.

La vita in città era dura per una persona sola e senza nulla. Dopo aver scoperto internet, ne fu rapidamente assorbita. Per la prima volta sentì di poter essere amata, che qualcuno potesse notarla e confortarla. All’inizio del gioco sceglie quindi di diventare streamer nella speranza di ricevere ancora più attenzione, devozione e amore.

Costruisce un personaggio per sé e diventa OMGkawaiiAngel, un angelo del mondo online. Quando il pubblico cresce, compaiono dirette commemorative. Esse suggeriscono che, oltre a soddisfare i propri desideri, Ame-chan voglia davvero diventare un angelo capace di consolare chi le assomiglia.

“Caro Dio”

Fare streaming comporta molte pressioni, soprattutto quando l’obiettivo è raggiungere un milione di follower in trenta giorni. Ame-chan ha già gravi difficoltà psicologiche, e l’azione relativa ai farmaci le permette di andare in overdose. È uno dei pochi modi per ridurre rapidamente lo stress, ma aumenta drasticamente l’oscurità mentale.

In una partita, quando l’oscurità raggiunge ottanta, compare l’ultima droga: il “Magic Paper”, ossia LSD. Dopo averlo assunto cinque volte, Ame-chan scopre che il proprio mondo è soltanto un videogioco e percepisce la presenza nascosta dietro P-chan. Allora supplica il giocatore:

Caro Dio, so che mi hai sempre osservata. Mi sono impegnata tanto. Ti prego, non potresti farmi sentire un po’ di calore?

La parola “needy” nel precedente titolo inglese, Needy Girl Overdose, possiede un doppio significato. Ame-chan desidera il calore che non ha mai conosciuto, mentre io, in quanto giocatore, sembro davvero avere il potere di compiere qualche miracolo.

Eppure la sua supplica suona come un’accusa e mi costringe a pensare al rapporto fra gli esseri umani e internet.

In uno dei finali, Ame-chan raggiunge di notte la stazione della Ferrovia Galattica e sale su un treno che corre fra le stelle, richiamando il celebre racconto di Kenji Miyazawa Una notte sul treno della Via Lattea. Circondata dalla luce delle stelle, durante una diretta immaginaria domanda:

Se Dio esiste davvero, continuando a fare del bene verremo portati in paradiso?

Alla fine del gioco, tuttavia, non raggiunge il paradiso desiderato. Il suo dio esiste davvero, ma rimane in alto e si limita a osservare.

Internet Overdose

Un altro finale che mi ha colpito profondamente si chiama “Internet Overdose”. Ame-chan raggiunge due volte il livello massimo di stress. Durante una diretta, i commenti ostili le provocano un malessere fisico e vomita.

L’esca insanguinata cade nell’acqua e attira immediatamente un branco di squali. Più lei si dibatte, più i loro morsi diventano violenti.

I suoi dati personali vengono esposti. Telecamere misteriose compaiono vicino a casa. Insulti e scherno invadono internet, sottoponendola a una pressione tanto grave da provocarle allucinazioni. In questo finale Ame-chan muore suicida mentre gli spettatori riempiono la diretta di messaggi beffardi.

Day 0 e un futuro nella realtà

Dopo ventidue finali, nella schermata principale appare un salvataggio chiamato “Day 0”. Una volta entrati, il giocatore non può controllare nulla. Ame-chan invia da sola i messaggi e dice di voler raggiungere un milione di follower con le proprie forze.

Sebbene all’inizio sia confusa e inciampi più volte, alla fine raggiunge l’obiettivo da sola.

Nell’ultima scena Ame-chan lascia lo schermo, dicendo che andrà ad afferrare un nuovo futuro. Posso finalmente aprire il file prima nascosto, “secret.txt”, e scoprire che P-chan era soltanto una sua fantasia. In tutti i finali precedenti dipendeva da quell’immaginazione. Alla fine riesce invece a liberarsene e ottiene nella realtà ciò che desiderava.

Dopo il vero finale non compare il consueto messaggio di completamento. L’unico modo per chiudere il gioco è trovare un pulsante con la scritta “Buonanotte”.

Forse è un segno che anche noi dovremmo rivolgere di nuovo lo sguardo alla realtà.

Internet può offrire conforto come l’unica farfalla azzurra che vola nel buio, attirandoci finché non vi sprofondiamo. Ma la vita è costruita nella realtà. Quando la melodia del carillon si interrompe, la farfalla scompare nell’ombra e il sogno finisce.

La vera felicità non può essere chiesta a un dio né ottenuta affidandosi alla fantasia. Può soltanto essere intravista e afferrata mentre procediamo, inciampando, nel mondo reale.

Spero che anch’io, un giorno, possa scrivere con la serenità di Ame-chan:

La mia felicità non è falsa e non fa paura.

Anche la vita di Ame-chan aveva un significato.

Ho vissuto davvero.

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