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Ristampa | Studiare e diventare persone

Pubblicato il 2023-09-29 Ristampa Liang Qichao Educazione Discorso 

AITraduzione assistita dall'IA·Leggi la versione originale

  • Autore: Liang Qichao
  • Opera originale: discorso pronunciato nel 1922
  • Fonte cinese: “Studiare e diventare persone” su Wikisource
  • Copyright: l’opera originale è nel pubblico dominio. Questa versione italiana è una traduzione assistita dall’IA del testo cinese.

Signore e signori, insegno a Nanchino da quasi tre mesi. La comunità scolastica di Suzhou mi ha invitato più volte per lettera, ma purtroppo a Nanchino avevo lezione ogni giorno e non potevo allontanarmi. Sono profondamente grato di potermi riunire oggi con gli studenti di tutte le scuole della città. Devo però chiedervi di scusarmi: da un mese non sto bene e continuo a fatica, perciò oggi non potrò tenere un lungo discorso e temo di deludere le vostre aspettative.

Studiamo per imparare a diventare persone

Permettetemi di domandarvi: “Perché andate a scuola?” Immagino che tutti risponderanno all’unisono: “Per acquisire conoscenza”. Ma se vi chiedessi ancora: “Perché cercate la conoscenza?” e “Che cosa desiderate imparare?”, probabilmente le risposte sarebbero molto diverse, oppure non sapreste affatto che cosa dire.

Risponderò io per tutti: “Studiamo per imparare a diventare persone”. Matematica, geometria, fisica, chimica, fisiologia, psicologia, storia, geografia, cinese, inglese, filosofia, letteratura, scienza, politica, diritto, economia, educazione, agricoltura, industria e commercio sono mezzi necessari per diventare una persona. Padroneggiarli tutti non basta, da solo, a raggiungere questo scopo. La capacità di diventare davvero una persona rimane un’altra questione.

La mente umana possiede tre parti: conoscenza, sentimento e volontà. Gli antichi pensatori chiamavano il loro sviluppo completo le “tre virtù universali”: saggezza, benevolenza e coraggio. Perché universali? Perché costituiscono criteri comuni della moralità umana e tutte e tre sono necessarie per formare una persona completa.

Come appare la loro piena realizzazione? Confucio disse: “Il saggio è libero dal dubbio, il benevolo dall’angoscia e il coraggioso dalla paura”. L’educazione dovrebbe quindi coltivare conoscenza, sentimento e volontà. L’educazione intellettuale deve insegnarci a non essere confusi; quella emotiva a non essere angosciati; l’educazione della volontà a non avere paura. Gli insegnanti dovrebbero assumere queste tre mete come fine ultimo, e anche noi dovremmo farne lo scopo della nostra autoeducazione.

Il saggio è libero dal dubbio

Come possiamo liberarci dal dubbio? La cosa più importante è coltivare la capacità di giudizio. Il primo passo consiste nel possedere una ragionevole cultura generale. Il secondo è acquisire conoscenze specialistiche per il lavoro che intendiamo svolgere. Oltre a ciò, occorre la saggezza necessaria a giudicare le circostanze quando si presentano.

Chi è privo persino delle conoscenze comuni può udire il tuono e attribuirlo all’ira di una divinità, oppure vedere un’eclissi lunare e incolpare un rospo ingordo. Davanti a qualsiasi difficoltà, una simile persona non possiede giudizio e si rivolge agli dèi, alla divinazione o alla predizione del futuro. Questa è confusione nel senso più pieno e rende la vita degna di compassione.

La scuola primaria e secondaria fornisce conoscenze fondamentali affinché le persone non debbano brancolare al buio. Ma la cultura generale da sola non basta. Ciascuno di noi avrà normalmente una professione. Non siamo i primi a praticarla: innumerevoli persone prima di noi hanno accumulato esperienza e scoperto principi. Quel patrimonio di esperienza costituisce la conoscenza specialistica, e chi entra in una professione dovrebbe possederlo.

Un agricoltore deve sapere come migliorare il terreno e le sementi e come difendersi da siccità, inondazioni, malattie e parassiti. Operai, commercianti, finanzieri, educatori e militari hanno tutti i propri campi di conoscenza. L’istruzione superiore fornisce soprattutto sapere di questo genere.

Ma la cultura generale e quella specialistica sono sufficienti? No. L’universo e la vita umana sono vivi, non immobili. Le situazioni che incontriamo ogni giorno sono complesse e mutevoli, non impressioni semplici prodotte da uno stampo. Se comprendiamo soltanto ciò che abbiamo già studiato, cadremo nel panico ogni volta che comparirà qualcosa di sconosciuto. Dobbiamo coltivare una saggezza più generale prima di poter possedere un giudizio fondamentale.

Come si coltiva questa saggezza? Anzitutto dobbiamo allenare una mente abitualmente superficiale e irrequieta finché non diventi precisa e salda. Allora, per quanto difficile sia una questione, potremo comprenderne la struttura dall’inizio alla fine senza cadere nella confusione. In secondo luogo, dobbiamo nutrire una mente annebbiata finché non diventi limpida. Saremo così capaci di giudicare con calma e trasparenza ciò che ci sta davanti. Cultura generale, sapere specialistico e saggezza complessiva appartengono tutti all’educazione intellettuale, il cui scopo è liberare il saggio dal dubbio.

Il benevolo è libero dall’angoscia

Come possiamo liberarci dall’angoscia, e perché la benevolenza dovrebbe farlo? Per comprenderlo, dobbiamo conoscere la concezione della vita degli antichi pensatori cinesi. L’intera sostanza e funzione della visione confuciana è contenuta nella parola ren, benevolenza. È difficile definirla, ma potremmo chiamarla “realizzazione della personalità universale”. Confucio disse: “La benevolenza è umanità”: la personalità pienamente compiuta è benevolenza.

La personalità non può manifestarsi in un individuo isolato. Appare nelle relazioni fra le persone. Io e l’altro dobbiamo influenzarci e risvegliarci a vicenda, diventando un’unità, prima che la mia personalità possa realizzarsi. Se parliamo davvero di personalità, giungiamo infine alla personalità universale. L’universo è vita umana e la vita umana è l’universo; la mia personalità e l’universo non sono due cose separate. Chi sperimenta questa verità è benevolo.

Perché una simile persona è libera dall’angoscia? L’angoscia nasce generalmente da due fonti: successo e fallimento, oppure guadagno e perdita. Una visione benevola della vita ci libera dalla preoccupazione per il successo e il fallimento. Sappiamo che l’universo e la vita umana non saranno mai completi. Proprio perché l’universo rimane per sempre incompiuto, lascia sempre spazio alla creazione e allo sviluppo.

Ciò che facciamo equivale ad avanzare di uno o due centimetri lungo un viaggio di decine di migliaia di chilometri nell’evoluzione dell’universo. Come potremmo chiamarlo successo? Ma che cosa accade se non facciamo nulla? Non avanziamo neppure di quei pochi centimetri, e questo è il vero fallimento. Il benevolo comprende che soltanto il rifiuto di agire è fallimento, mentre l’azione non può esserlo. Perciò il Libro dei Mutamenti afferma: “La persona nobile si sforza senza sosta di migliorarsi”. Da un altro punto di vista, nulla può mai raggiungere un successo definitivo: che cosa rappresentano pochi centimetri in un viaggio di diecimila chilometri? Così i Dialoghi parlano del “sapere che non si può fare e tuttavia farlo”. Con una simile concezione della vita, quale successo o fallimento rimane capace di turbarci?

La benevolenza ci libera anche dalla preoccupazione per guadagno e perdita. Essi esistono soltanto quando insisto che qualcosa mi appartiene. La personalità stessa non vive in isolamento; non posso tracciare una linea netta fra la parte che è mia e quella che appartiene agli altri. Che cosa, allora, posso davvero guadagnare? Se nulla è mio da guadagnare, nulla è mio da perdere.

Studio per il bene della conoscenza e lavoro per il bene del lavoro, non come strumenti per ottenere qualcos’altro. Laozi disse: “Produce ma non possiede; agisce ma non trattiene” e “Più fa per gli altri, più possiede; più dona agli altri, più diventa ricco”. Quale guadagno o perdita può turbare chi possiede una simile visione? Si arriva naturalmente a sentire che cielo, terra e noi stessi sorgono insieme e che tutte le cose e noi stessi siamo uno. La vita si riempie di interesse e diventa arte. Questa è la più alta educazione emotiva; il suo fine è liberare il benevolo dall’angoscia.

Il coraggioso è libero dalla paura

Come possiamo liberarci dalla paura? Una volta imparato a non essere confusi né angosciati, la paura diminuirà naturalmente. Ma il coraggio appartiene alla volontà. Una persona dalla volontà debole può possedere conoscenze abbondanti e non riuscire a usarle quando occorrono; può nutrire sentimenti nobili e abbandonarli nel momento della prova.

Come può dunque la volontà diventare forte? Anzitutto il cuore deve essere aperto e retto. Mencio parlò di una “energia vitale vasta, sommamente grande e forte” e disse che, se esaminando noi stessi restiamo nel giusto, avanzeremo anche contro migliaia e decine di migliaia di persone. Come afferma un proverbio, chi non ha commesso torti non teme un colpo alla porta nel cuore della notte. Per conservare il coraggio, dobbiamo anzitutto rendere tutte le nostre azioni capaci di stare alla luce del sole.

In secondo luogo, non dobbiamo lasciarci trascinare dai desideri inferiori. Confucio disse che una persona dominata dal desiderio non può essere salda. Quando appetiti materiali insignificanti ci tirano in ogni direzione, persino l’acciaio temprato diventa tanto morbido da avvolgersi attorno a un dito.

È facilissimo che una volontà forte diventi debole, ed estremamente difficile che una volontà debole torni forte. Se una persona non sa essere padrona della propria volontà, che cosa può compiere? Chi è oppresso e reso schiavo dagli altri può infine recuperare la libertà attraverso la lotta. Ma quando la propria volontà diventa schiava degli appetiti, la liberazione potrebbe non arrivare mai e la vita trascorrere nel timore.

Confucio lodò la forza di chi rimane armonioso senza lasciarsi trascinare dalla corrente, sta al centro senza inclinarsi, non cambia nella prosperità e rimane fedele fino alla morte nelle avversità. Ve lo dico chiaramente: senza una simile forza non si può diventare persone complete. Eppure non è facile raggiungerla. La volontà deve essere allenata in ogni momento. Quando è pienamente formata, vediamo ciò che deve essere fatto, ce ne assumiamo il peso senza esitare e procediamo anche contro migliaia di persone. Questo significa attraversare una vita umana a testa alta. È lo scopo dell’educazione della volontà: il coraggioso è libero dalla paura.

Svegliatevi

Prendete queste tre virtù come criteri e domandatevi: quale ho raggiunto? In quale possiedo almeno un po’ di fiducia? Se non ne avete raggiunta nessuna e non avete fiducia in nessuna, correte il rischio di non diventare affatto persone complete.

Non immaginate che raccogliere frammenti di conoscenza basti a rendervi colti. Se siete diventati persone, più conoscenza possedete, meglio è. Se non lo siete diventati, più conoscenza possedete, peggio può essere. Pensate ai traditori, ai funzionari e ai politici che usano la propria istruzione per sostenere l’oppressione e danneggiare la gente comune. Erano colti o ignoranti? Quando erano studenti, non erano forse vivaci e innocenti come voi? Come sono potuti cadere tanto in basso? Nulla è più triste che vedere un gruppo di giovani validi scendere passo dopo passo lungo una strada corrotta. Svegliatevi: le persone che oggi disprezzate sono avvertimenti sul vostro possibile futuro.

Siete dubbiosi, soffocati, tristi o in dolore? Vi sentite incapaci di resistere alla pressione esterna? Il dubbio e la frustrazione nascono dalla mancanza di saggezza; la tristezza e il dolore dalla mancanza di benevolenza; la paura dell’oppressione dalla mancanza di coraggio. La vostra conoscenza, il sentimento e la volontà non sono ancora stati coltivati e allenati.

Spero che vi risvegliate con forza a voi stessi. Una volta svegli, agirete di vostra iniziativa. Esiste conoscenza ovunque, oltre la scuola: aprite un classico, sfogliate un libro di storia e potrete trovare buoni maestri in ogni luogo.

Svegliatevi! Stabilite la vostra saggezza fondamentale, sperimentate una concezione della vita fondata sulla personalità e proteggete la vostra libera volontà. Il fatto che diventiate o meno pienamente umani dipende da questi anni.

—1922

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